Anna Scalfi Eghenter – COLLECTORS ANONYMOUS

Pinksummer è lieta di annunciare la nuova mostra di Anna Scalfi Eghenter

COLLECTORS ANONYMOUS

Opening il 3 ottobre 2025, 18.00 – 21.00

Orari di apertura: da martedì a sabato, 15.00 – 19.30 o su appuntamento

 

 

Comunicato stampa in forma di intervista

 

Pinksummer (d’ora in poi PS): “Socrate: quale conoscenza dunque possiamo dire che costoro avessero quando posero i nomi e furono legislatori, prima ancora che alcun nome fosse stato dato e che quelli lo conoscessero, se non è possibile imparare le cose altrimenti che dai nomi?”. Nel Cratilo, Platone mette in tensione l’idea che i nomi abbiano un legame naturale con le cose e quella che essi siano, al contrario, pura convenzione. Il tuo Lavoro tratta con le regole dei codici (del gioco, della strada, della legislazione): pensi che i tuoi dispositivi, le tue opere, tendano a mostrare una verità naturale e preesistente oppure che le tue traduzioni e interpretazioni ne rivelino il carattere convenzionale e negoziabile?

Anna Scalfi Eghenter (d’ora in poi ASE): Mi interessa capire le regole del gioco in atto in ogni campo di cui varco la soglia, e ancora a monte mi interessa sperimentare le dinamiche di accesso a quel campo, con quale dispositivo emerso da quel campo se ne può rinnovare la visione.

PS: Foucault ci ha insegnato che il linguaggio non è mai neutro, ma parte di un sistema di potere che disciplina e normalizza. Nella tua pratica artistica, con le sue peculiarità alternate, la sovversione linguistica sfiora, talvolta senza incarnarlo, il paradosso (come quello di aprire un teatro con un supermercato durante una pandemia); questa sovversione linguistica diventa anche sovversione dei dispositivi di potere?

ASE: Mi diverte svelare il paradosso senza la retorica della sovversione predisposta dai dispositivi di potere.

PS: Alcuni miti aborigeni australiani raccontano che il mondo è nato cantandolo. Le tue opere nascono sempre da una urgenza di dire qualcosa: credi che l’arte sia un modo di “creare il mondo”, o quantomeno di colmare le sue contraddizioni attraverso il linguaggio? Può essere l’arte un canto collettivo che apre nuovi spazi di realtà?

ASE: L’urgenza è un sentimento che diventa progettuale nella determinazione del suo concretizzarsi.

PS: Huizinga e Caillois hanno visto nel gioco una matrice fondativa della cultura. Se, come nelle tue pratiche performative, il linguaggio è un gioco (con regole, ruoli, turni, mosse), nel tuo caso la posta in gioco è la consapevolezza? La libertà?

ASE: È il processo, il continuum e l’istante che lo compone multiplo e costruttivo. L’equilibrio in questa disponibilità permanente a rinnovare la consapevolezza e la libertà possibile.

PS: Nel tuo Lavoro sembri mettere costantemente alla prova l’idea di confine – tra arte e società, tra norma e sovversione, tra linguaggio e azione “senza parole e senza numeri”. Il linguaggio per te è una porta, una trappola o uno strumento di abitazione del mondo? Credi  che rinominare o quantomeno ribattezzare il mondo possa cambiarlo?

ASE: Il frame può cambiare ogni performance in atto ritenuta oggetto. Il frame è l’oggetto.

PS: Che cos’è la bellezza?

ASE: Esclusa quella naturale o spirituale è un codice la cui presunzione legittima pratiche di discriminazione.

PS: Abbiamo come l’impressione che Pinksummer, in qualità di galleria privata, sia il frame ideale del progetto che presenterai; in questo senso non vogliamo introdurre la tua mostra, come accade facciano le gallerie private, come la prima personale con noi. Non abbiamo idea se ce ne saranno altre – e anzi a noi sembra che ti piaccia non avere una galleria che ti rappresenti con annunci solenni, non avere opere pronte e détourné da vendere ai collezionisti, avere il tuo centro studi per affiancare le tue produzioni ibride, aver fondato Scalfi & Eghenter LTD per seguire le commissioni private e finanziarti i progetti che ancora devono accadere. Sul piatto crediamo ci sia un progetto che ti calza a pennello, e che negozierai con noi. Che cosa presenterai da Pinksummer?

ASE: Avendolo evitato con molta determinazione nel corso degli anni, non potrebbe esserci occasione più giusta per iniziare a collaborare con una galleria privata di questa, in cui è necessaria al progetto stesso. Anche qui ho cercato di capire le regole del gioco per partecipare dal mio punto di vista, rispettando il contesto, chi lo anima, con quali obiettivi.  L’opera sono i collezionisti, la linfa che può nutrire la ricerca, queste persone del mondo reale che però deviano straordinariamente nella complicità di immaginare possibili azioni non richieste, senza precedenti, irrazionali, talvolta spiazzanti. A Genova, in palazzo Ducale, nella vostra sede, intervengo su questo, sull’urgenza da parte dei collezionisti di acquistare un lavoro e sostenere lo sviluppo della ricerca di cui quell’oggetto è parte.  Sulla fascinazione estetica e concettuale che li induce a partecipare. Il progetto iniziò nel 2013 durante le fiere a Basilea, Londra, Parigi e successivamente a Milano, pubblicando nei maggiori quotidiani degli annunci per “collezionisti anonimi”, proponendo riunioni di mutuo aiuto per coloro che non possono smettere di collezionare arte contemporanea. Avranno luogo varie sessioni, durante le quali prendere atto dei contenuti condivisi, che verranno a loro volta tradotti su altri supporti. Alcuni saranno già presenti nello spazio, altri verranno aggiunti nel corso delle settimane. Nella stanza più piccola, dove una scala collega a spazi senza accesso, sono installati artefatti di ricerca eventualmente aperti alla partecipazione dei collezionisti, tramite i quali possono essere riattivati e contestualizzati. Pronti ad ogni evenienza.