
Pinksummer è lieta di presentare
Of Water and other Reflections for Change, “Dell’acqua e altre riflessioni per il cambiamento”, è una mostra che muove dall’acqua immota e limpidissima della grande cisterna rinascimentale a due navate di Monte San Savino. Il Cisternone un tempo attingeva le sue acque da sorgenti sotterranee, e serviva la comunità attraverso le cannelle poste sulle antiche mura del borgo.
In L’eau et les rêves Gaston Bachelard, cresciuto vicino a un fiume, afferma che l’acqua dolce è la vera acqua mitica, a differenza di quella marina, disumana e perigliosa, più vicina all’infinito. L’acqua è l’elemento che più di ogni altro sostanzia il sogno, è la materia che dissolvendo la consistenza induce alla rêverie rispetto e all’esistenza e all’esistente.
Circa la dissolvenza fluida dei costrutti, ci sembra appropriato inserire nella cisterna un’opera di Luca Trevisani che rimanda alle origini fantasmatiche e rituali della nostra civiltà: si tratta di un lavoro sonoro in cui l’artista ha tradotto in alfabeto morse le coordinate geografiche dell’Addaura, una grotta vicino a Palermo che è attualmente chiusa al pubblico, ma custodisce preziose incisioni rupestri. Attraverso un programma disponibile gratuitamente in rete, egli ha infine trasformato in suono il codice morse delle coordinate geografiche della grotta, restituendo un mantra senza tempo e fuori da ogni luogo: astrale.
I riflessi o le ulteriori riflessioni proseguono in altre sembianze nella chiesa barocca della Confraternita del Suffragio, costruita dall’ampliamento della precedente chiesa cinquecentesca della Santissima Trinità. Questa chiesa è un luogo inedito, giacché sebbene l’esterno sia stato recentemente restaurato, l’interno è rimasto sinora chiuso al pubblico, e il ciclo di affreschi di Luigi Ademollo sulla deposizione dalla croce è stato staccato per motivi di conservazione.
Abbiamo immaginato che in questo luogo incantassero con i loro riverberi iridescenti due Foam di dimensioni diverse di Tomás Saraceno, una serie di sculture dalla consistenza “liquida”. Le Foam rimandano di fatto alla schiuma, alla geometria interna di un frattale rinvenibile ovunque in natura. Nel terzo e ultimo volume della Trilogia delle Sfere, dedicato alla società contemporanea, Peter Sloterdijk fa che le sfere si dissolvano nella schiuma. La schiuma simboleggia la fine della narrazione monocentrica e in qualche modo il tentativo di riorientare la soggettività dopo il collasso dei pensieri dirigistici. D’altra parte la vita è sempre una questione di ritrovare una forma.
Qui saranno presentate anche le opere di altri tre artisti, che rimandano al riordino dell’identità e all’ecologia, perché come affermava Félix Guattari, non può esistere alcuna ecologia senza muovere dalla trasformazione psicologica dell’individuo.
All’interno della chiesa si potrà vedere dunque lo splendido cabinet di Mark Dion Davy Jones’ Locker, un mobile le cui due ante presentano la figura di un gabbiano tratto da un disegno di Dion, finemente intarsiato con differenti essenze di legno. L’opera, realizzata per la personale dell’artista americano By the Sea del 2021 da Pinksummer, e tenutasi in un palazzo seicentesco della Strada Nuova di Genova, presenta all’interno una serie di contenitori in vetro, in cui l’artista ha raccolto secondo la tipologia (palline, tappi, fascette elettriche) la plastica che il mare restituisce, il marine debris raccolto sulle spiagge di Genova. Il cassetto del cabinet contiene una cartina della Liguria e del suo mare bellissimo e abusato, come ogni mare in ogni dove sul pianeta Terra.
In chiesa ci sarà poi il light box di Peter Fend, artista americano che fin dagli anni Settanta ha trasformato la sua arte in attivismo ambientale. L’insegna rimanda ai colori dei distributori IP, ma la scritta “Global Desert” rivela la reale conseguenza dell’uso dei combustibili fossili: la trasformazione del pianeta in un deserto globale.
L’ultima opera è una lampada di Michael Beutler, costruita con materiali poverissimi di cantiere e con l’aiuto delle macchine che egli stesso realizza e spesso espone accanto alle opere, sorte di grandi attrezzi privi di elettricità che avvicinano il processo artistico al percorso manifatturiero. Michael Beutler ha un approccio anticonsumista e vede nell’empowerment che promuove l’autosufficienza una matrice di cambiamento per il sostrato ontologico sociale.
La mostra prosegue nella GAS (Galleria Andrea Sansovino), diretta da Giuseppe Simone Modeo.
Sulla scala d’ingresso, In a Convex Mirror, una ceramica di Mariana Castillo Deball. All’interno del lavoro dell’artista messicana, residente a Berlino, questa ceramica rimanda a una sorta di universale antropologico rispetto alla cultura materiale che incorpora saperi tecnici. L’opera, parte dell’omonima personale da Pinksummer nel 2022, è decorata a ingobbio e si presenta forata. Questa foratura rimanda alle “kill hole” usate negli antichi rituali di sepoltura dell’America latina; alla bottiglia di Klein, un oggetto matematico che mette in relazione l’interno con l’esterno creando continuità; ma anche alla piñata messicana, la pentolaccia che nella tradizione europea pone fine al carnevale e dà inizio alla Quaresima e che i monaci conquistatori usarono per evangelizzare i nativi messicani.
Qui saranno anche presentate di Michael Bleutler le recenti Treasure Box in cartapesta, piccole sculture ispirate alle scatole per il sale delle antiche case di campagna, che l’artista ha realizzato con gli scarti della grande installazione partecipativa e straniante Onion, presentata da Pinksummer lo scorso febbraio.
Di recentissima produzione e presentata per la prima volta nei locali della GAS in Palazzo Sansovino Muffa semiotica, un’installazione di Luca De Leva costituita da piccole poesie, realizzate assemblando stringhe di testo prese dai foglietti illustrativi dei prodotti di cura per il corpo: una sorta di esercizio di annientamento del sé correlato al progetto Thyself Agency, in cui l’artista propone una serie esercizi per uscire dall’abitudine, tra cui il temporale scambio di vita, che De Leva intende come un viaggio radicale all’interno di se stessi che si attiva lasciando la propria routine per mimare quella dell’altra persona. De Leva definisce Thyself Agency una “agenzia di viaggio”.
Saranno presentati in galleria i tarots femministi e alchemici di Georgina Starr, usati nel suo ultimo film Quarantaine, in cui due giovani ragazze, attraversando un portale (il tronco cavo di un albero), abbandonano la realtà di un parco londinese e si abbandonano all’ignoto: un mondo fatto di regole altre, nuovi sistemi educativi, misteriose lingue da imparare. Si tratta di un’installazione costituita da trentatré acquerelli, da cui l’artista ha tratto anche un’edizione di carte.
Luca Trevisani nella galleria sarà presente con una scultura della serie Ai piedi del Pane, opere di pane plasmato con suole di scarpe, stabilizzato con le resine e posto su un prezioso attrezzo ligneo da calzolaio rifasciato in foglia d’oro zecchino. L’opera rimanda al cammino dell’uomo e all’invenzione del pane come svolta decisiva per il progresso della civiltà. Trevisani afferma che la dieta è una sorta di scultura sociale che informa comportamenti, abitudini, patologie.
Nei suoi disegni, presentati anch’essi all’interno della galleria, Mark Dion ricalca le tabelle di classificazione scientifica a scopo didattico deviando le notazioni, in modo assolutamente arbitrario e talvolta esilarante, sulla cultura e sui problemi ecologici più pressanti della contemporaneità.
Abbiamo voluto inserire in mostra anche un collage di Tobias Putrih, realizzato come una sorta di meditazione quotidiana che muove dal gesto di mangiare un uovo a colazione, frantumarne il guscio e realizzare con i piccoli frammenti un’opera spaziale, perfetta e raffinatissima.
Infine, di Saraceno presenteremo in galleria due Spidermap, ragnatele su carta. Le Spidermap vengono realizzate ponendo ragni di speci diverse a collaborare, in sequenza, in una cornice aperta di fibra di carbonio. In questo caso, finito il lavoro e rimossi i ragni, Saraceno stende la ragnatela sulla carta, mantenendone la prospettiva originaria e cospargendola di polvere di grafite che la rendono visibile sul foglio bianco. Ogni tela viene infine incorniciata e protetta dal Museum Glass. Il titolo indica sempre quali specie di ragno hanno collaborato (ragni sociali, semi-sociali o solitari), per quante settimane hanno lavorato e, se la cornice in fibra di carbonio è stata ruotata, di quanti gradi. Saraceno ha iniziato a lavorare in collaborazione con i ragni intorno al 2009, muovendo dalla teoria delle super stringhe e dalla sensibilità olistica che il microcosmo rispecchi il macrocosmo, e che la tela di ragno assomigli alla materia oscura: la materia che compone il 70% del nostro
universo, e di cui è costituita la grande rete cosmica che sostiene galassie e mondi.